Il vulcano islandese ci fa una pippa
Oggi nell’ordine:
Bossi Jr, appena eletto a Brescia, dichiara che non tifa Italia e che non è mai andato più in giù di Roma.
Olindo e Rosa contestano la condanna all’ergastolo che in Appello, grazie a Dio, hanno appena confermato.
Tale Francesca Cipriani, ex Grande Fratello e neo-tettona, protesta nella Fontana di Trevi perchè non è stata presa al programma tv La Pupa e il Secchione.
John Elkann, ha vinto il concorso pubblico ed è diventato presidente della Fiat.
Ma soprattutto..
Tanzi, Callisto Tanzi si è oggi definito un “testardo ottimista che ha cercato di insufflare vitalità nell’azienda” e ha rivendicato nuovamente che “Parmalat non sia stata una grande truffa”.
Domani potrebbe andare peggio. Potrebbe anche piovere.

aprile 26th, 2010 at 10:38
Eyjafjallajökull
No, non è un grumo di lettere ottenuto schiacciando a caso la tastiera, ma il nome del vulcano islandese, catalogato dagli esperti tra quelli di seri B, che ha messo in ginocchio i voli del mondo intero. Le perdite economiche – nel breve periodo – sono state drammatiche e peggiori rispetto a quanto accaduto per l’11 settembre.
Insomma, un foruncolo della terra si è preso gioco della nostra società globalizzata e – arroccato dietro i torrioni di consonanti e vocali – ha mantenuto addirittura l’anonimato.
Eppure, basta un piccolo sforzo per sciogliere la difficoltà della sua pronuncia. Dividiamo in tre segmenti la stringa semantica: eyja-fjalla-jökull. Se eliminiamo la y e la f davanti alla j, ecco che appare un suono addirittura dolce: eja-jalla-jökull (pronunciando la j non come in jella, ma come in jasmine). Se poi la y e la f vi stanno simpatiche, il suono è ancora più dolce.
“Va bene, e allora? Cosa vuoi dire con tutta questa storia? Dove vuoi arrivare?” immagino mi chiederete con la mano a carciofo.
Voglio arrivare al rapporto tra contenuti e media.
Ebbene, carta stampata, web, televisione e radio hanno presentato il nostro amico eruttivo così: “un vulcano islandese dal nome impronunciabile”.
Sembrava una litania che rimbalzava dalla carta all’impalpabile digitale, ronzando sulle frequenze radiofoniche: “un vulcano islandese dal nome impronunciabile”.
Morale? Non è sempre vero che i nuovi media trasformino anche i contenuti; per esempio come sta accadendo per i libri che, una volta in contenitori digitali, mutano in ibridi inquietanti.
Tenetevi forte, ecco la sintesi della mia speculazione: è l’essere umano che fa la differenza! Che scoop, eh? Eppure, se ci pensate, quel “vulcano islandese dal nome impronunciabile” è la prova della nostra rinuncia al tentativo di dare forma completa alla notizia. E se “eyjafjallajökull” fosse una legge, o una procedura, dal contenuto troppo complicato per essere tradotto sui media? In tale ottica, eyjafjallajökull è la dimostrazione che preferiamo le scorciatoie ellittiche alla linea retta, l’aposiopesi alla dialettica, in una parola: il silenzio alla denuncia. E questo dovrebbero tenerlo a mente soprattutto quanti credono, in modo fideistico, che la resurrezione del contenuto passa attraverso la morte della carta.
p.s. Si sentiva la mancanza del Riccardo Cuor di Papà!