Come dimenticare quel personaggio bassino e oggettivamente bruttino che pubblicizzava le fotocamere Kodak negli spot-tormentoni andati in onda più di vent’anni fa?
E come dimenticare la richiesta al negoziante di foto di stampare le nostre immagini delle vacanze su carta Kodak?
Oggi il colosso americano si è appellato al Chapter 11, il fallimento assistito nel sistema americano, perchè sull’orlo ormai della bancarotta.
Kodak è un triste esempio di una grande azienda che non è riuscita a diversificare il proprio business e che si è fatta schiacciare dall’avvento del digitale non essendo in grado di re-inventarsi nel corso degli ultimi due decenni. Passando così da quasi-monopolista della stampa su carta fotografica a “comparsa” in uno scenario competitivo dove non è mai riuscita ad emergere.
Questa è la vera sfida del presente: avere la consapevolezza di quanto accade nell’isterica evoluzione dei consumi e quali sono le tecnologie che riescono a soddisfare i nostri bisogni. Oppure, ancora meglio, crearli questi bisogni. Fiutare con curiosità e coraggio le nuove necessità, comprendere i radicali cambiamenti della società e abbandonare, dove necessario, le nostalgiche consuetudini che hanno accompagnato il nostro core business dell’ultimo periodo.
Questo empasse sta colpendo da tempo il mondo della musica, della televisione e soprattutto dell’editoria in generale.
La gente consuma sempre più immagini, musica e parole. Ma ne fruisce sempre meno attraverso lo schermo televisivo, lo “stereo” o lo zaino pieno di libri. Il digital divide viene sempre analizzato da un unico versante, non sempre quello più corretto.
Il sociologo Pareto dava una parziale soluzione, non pochi anni fa, a questo problema dividendo il mondo in due categorie: speculativi e redditieri.
La caratteristica distintiva dello speculativo, secondo Pareto, è di essere costantemente preoccupato circa le possibilità di trovare sempre nuove combinazioni e nuove opportunità.
Il redditiere , invece, è amante della routine, della stabilità, conservatore e praticamente privo di immaginazione.
“Speculiamo” quindi e stiamo lontani il più possibile dalla finta stabilità del “reddito”. Soprattutto adesso.
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